Ambulatorio Veterinario Dr. Alberto Brandi
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domande frequenti >> LA DISPLASIA DELL´ANCA


La displasia dell’anca

 Introduzione
La displasia dell'anca rappresenta la principale patologia dell'articolazione coxo-femorale nel cane ed è la causa più frequente di osteoartrite a carico di tale articolazione. Si riscontra con incidenza variabile in differenti razze, prevalentemente in soggetti di taglia grande e gigante1.

Nonostante anni di ricerca, studio ed informazione verso veterinari, allevatori e proprietari, sono ancora inadeguati i progressi compiuti nella prevenzione di questa malattia potenzialmente invalidante per i nostri pazienti. Grazie agli sforzi di ricercatori, veterinari e allevatori coscienziosi, è auspicabile una sensibile riduzione dell'incidenza di tale patologia. Questo obiettivo potrà essere raggiunto solo con un impegno collettivo di queste differenti figure professionali. Attualmente nuovi farmaci e tecniche chirurgiche innovative permettono al cane displasico di condurre una vita relativamente normale e, in molti casi, priva di dolore, ma non dobbiamo considerare ciò un traguardo. L'obiettivo finale deve essere rappresentato da uno screening sempre più accurato della popolazione canina in modo da escludere dalla riproduzione i soggetti affetti dalla patologia e prevenire così la trasmissione della malattia alle generazioni future2.

Patogenesi
La displasia dell'anca del cane è una malattia ad eziologia multifattoriale, nella quale fattori genetici predisponesti associati a fattori ambientali determinano l'insorgenza di un processo di rimodellamento e di successiva degenerazione articolare3. I geni agiscono prevalentemente sulla cartilagine, sul tessuto connettivale e sulla muscolatura della regione dell'anca. I soggetti affetti presentano uno squilibrio tra lo sviluppo delle masse muscolari, insufficiente, e lo sviluppo scheletrico.

L'incompetenza della muscolatura nel mantenere congruente l'articolazione favorisce una condizione di lassità articolare, caratterizzata da un progressivo allontanamento della testa del femore rispetto alla cavità acetabolare e a una progressiva riduzione dell'area di contatto tra le due superfici articolari.

Questa lassità articolare provoca una alterata distribuzione dei carichi ponderali articolari che si concentrano in uno spazio più limitato, in particolare a livello del margine acetabolare cranio-dorsale, causando alterazioni cartilaginee, microfratture ossee e conseguente alterazione del profilo acetabolare. Modificazioni simili a quelle osservate a livello acetabolare vengono riscontrate anche a carico della testa del femore; queste sono proporzionali all'area di contatto tra la testa del femore e la cavità acetabolare: maggiore è il grado di sublussazione, minore sarà il rimodellamento osseo della testa femorale. La capsula articolare, ripetutamente stirata e lacerata in corrispondenza della sua porzione dorsale, si ispessisce. Il legamento rotondo, a causa dei reiterati tentativi di sublussazione della testa femorale, si presenta ipertrofico e/o lacerato1 (fig. 1).

 

La patologia evolve parallelamente all'età del soggetto, manifestando espressioni differenti di malattia articolare degenerativa, che variano da lievi modificazioni della struttura ossea e cartilaginea fino a grave alterazione articolare caratterizzata da erosione cartilagine ed esposizione dell'osso subcondrale (fig. 2 e 3).

 

Fig. 3: preparato anatomico della testa femorale artrosica di un cane affetto dalla displasia dell'anca
 


Il ruolo della nutrizione
La somministrazione di diete ipercaloriche, iperproteiche, eccessi di integrazione con vitamine e sali minerali, possono influenzare negativamente lo sviluppo scheletrico. Numerosi studi4,5 indicano una maggiore incidenza di displasia dell'anca nei cani di taglia grande e gigante a rapido accrescimento. In questi lavori veniva dimostrato come cani che presentano un incremento ponderale più rapido rispetto allo standard di razza, manifestano una maggiore incidenza di displasia dell'anca con una sintomatologia clinica più evidente. Spesso i proprietari dei cani di taglia grande o gigante somministrano una quantità di cibo superiore al fabbisogno giornaliero, con l'obiettivo di ottenere una crescita più rapida e soggetti di mole imponente. Le diete industriali, sviluppate per cuccioli in accrescimento, sono caratterizzate da un elevato contenuto calorico; pertanto una somministrazione in eccesso della razione giornaliera può innescare meccanismi di squilibrio metabolico che si ripercuotono negativamente sull'apparato scheletrico.

Segni clinici
I soggetti displasici vengono suddivisi in due categorie:
  • soggetti giovani, di età compresa tra 4 e 12 mesi
  • soggetti adulti/anziani, di età superiore ai 12 mesi


Nei soggetti giovani i segni clinici sono estremamente variabili: un aspetto comune è la riluttanza del cane a muoversi associata a rigidità ed iperestensione dell'arto in stazione, atteggiamento posturale adottato per proteggere l'articolazione dolente. Il dolore è dovuto alla sinovite infiammatoria, alla tensione della capsula articolare e del periostio che determinano stimolazione dei nocicettori locali. Il paziente cerca di ridurre la condizione dolorosa utilizzando atteggiamenti e andature antalgiche. Quando il cane è in stazione, si osserva uno spostamento del peso sul bipede anteriore spesso associato ad una variazione della base di appoggio del bipede posteriore, caratterizzata da un'alternanza tra base d'appoggio con arti avvicinati e poi allontanati (fig. 4).

 

Fig. 4: tipico atteggiamento in stazione di un cane displasico


Durante la deambulazione si osservano sensibili variazioni perché il cane cerca di sostituire alla normale locomozione nuovi movimenti che richiedono una minore escursione articolare dell'anca. In particolare, diminuendo l'escursione dell'articolazione coxo-femorale ed aumentando quella a livello dell'articolazione lombo-sacrale, il soggetto è in grado di deambulare riducendo sensibilmente la sensazione algica. Questo spiega perché molti pazienti affetti da displasia assumono la tipica andatura saltellante "a coniglio", caratterizzata dal movimento contemporaneo del bipede posteriore e da un' iperestensione della colonna vertebrale .






Il grado di zoppia è estremamente variabile: da lieve, che si manifesta solo dopo un intenso esercizio fisico, a grave, quando il cane avverte un dolore così intenso da non essere in grado di reggersi sul treno posteriore. Il quadro clinico in genere tende a migliorare quando il soggetto raggiunge gli 8-10 mesi di età. Le microfratture a carico del bordo acetabolare dorsale guariscono, il tessuto muscolare e scheletrico matura rendendo l'articolazione più stabile e meno sensibile agli insulti dolorosi1.

Anche nei soggetti adulti/anziani il quadro clinico è variabile, in relazione alla gravità delle alterazioni artrosiche. Solitamente l'insorgenza è subacuta o tende a esacerbarsi dopo intensa attività fisica. I soggetti affetti presentano rigidità articolare al mattino, zoppia e riduzione della normale attività fisica. Spesso i pazienti tendono a sedersi e, se invitati ad alzarsi, eseguono la manovra con estrema lentezza e difficoltà. In stazione tendono a scaricare il peso sul bipede anteriore: in questo modo, con il passare del tempo, si osserverà ipotrofia muscolare della coscia e contemporaneamente ipertrofia della muscolatura della spalla. La rigidità, il dolore articolare e la debolezza del treno posteriore determinano evidenti disturbi funzionali a carico degli arti pelvici
 
Trattamento
Gli obiettivi del trattamento sono: alleviare il dolore, mantenere o migliorare la funzionalità articolare e, quando possibile, ridurre la progressione della malattia articolare degenerativa.

La decisione di intraprendere un trattamento di tipo conservativo piuttosto che chirurgico dipende dalla gravità dei segni clinici, dall'età del paziente, dal carattere del paziente e

dalle aspettative del proprietario, ovvero impiego come cane sportivo o da compagnia.
 
Trattamento conservativo
Il trattamento conservativo è indicato in tutti i pazienti con segni clinici di lieve entità, indipendentemente dall'età e dovrebbe essere sempre considerato come primo approccio alla patologia e può portare a risultati a lungo termine soddisfacenti.
Nei pazienti giovani con articolazioni lasse e dolenti, l'obiettivo è quello di diminuire la dolorabilità aumentando allo stesso tempo la stabilità articolare, garantita dalla formazione di una fibrosi periarticolare e dall’aumento della massa muscolare. Nei pazienti adulti l’obiettivo è quello di controllare i segni clinici correlati alla malattia articolare degenerativa per permettere una qualità di vita soddisfacente.
 
Il trattamento conservativo prevede:
1. dieta: il controllo del peso è di fondamentale importanza per ridurre la sintomatologia clinica e, talvolta, può essere il solo trattamento richiesto in pazienti affetti da segni clinici di lieve entità. L’apporto calorico dovrebbe essere bilanciato con la richiesta metabolica del paziente e questo può essere ottenuto riducendo la quantità di cibo e, se tollerato, aumentando l’attività. La somministrazione di diete ipercaloriche, iperproteiche, eccessi di integrazione con vitamine e sali minerali, può influenzare negativamente lo sviluppo scheletrico. Numerosi studi indicano una maggiore incidenza di displasia dell’anca nei cani di taglia grande e gigante a rapido accrescimento. Spesso i proprietari di cuccioli di taglia grande o gigante somministrano una quantità di cibo superiore al fabbisogno giornaliero, con l’obiettivo di ottenere una crescita più rapida e soggetti di mole imponente. Le diete commerciali, sviluppate per cuccioli in accrescimento, sono caratterizzate da un elevato contenuto calorico; pertanto una somministrazione in eccesso rispetto alla corretta razione giornaliera, può innescare meccanismi di squilibrio metabolico che si ripercuotono negativamente sull’apparato scheletrico;
2. esercizi controllati: l’attività fisica controllata, come passeggiate al guinzaglio e nuoto, deve essere ridotta al minimo durante le fasi acute della sintomatologia, per non peggiorare il quadro clinico, ma deve essere ripresa nel più breve tempo possibile al fine di ottimizzare il recupero funzionale a lungo termine. Gli esercizi permettono di migliorare l’escursione articolare, stimolano il metabolismo della cartilagine articolare e rinforzano i muscoli e i legamenti incrementando la stabilità dell’articolazione. In particolare il nuoto permette lo sviluppo delle masse muscolari senza sovraccaricare le articolazioni; 3. 3. farmaci: l’impiego di sostanze farmacologiche per il controllo della displasia dell’anca è ben documentato. I farmaci antinfiammatori non steroidei sono quelli più comunemente impiegati per il controllo dei segni clinici associati alla displasia. Nella fasi acute della sintomatologia, sia nei pazienti giovani che negli adulti, è spesso indicato protrarre il trattamento per 3-4 settimane. Alcuni pazienti richiedono un trattamento prolungato, talvolta continuativo, mentre altri necessitano di terapie intermittenti, in relazione alla gravità dei segni clinici e dall’attività svolta.
L’impiego di sostanze nutraceutiche risulta a tutt’oggi controverso, anche se risulta più indicato nelle fasi iniziali della malattia. Quelle più comunemente impiegate sono:
* glucosamina
* condrotin-solfato
* acidi grassi essenziali
* associazioni
La maggior parte dei prodotti registrati ad uso veterinario appartengono all’ultima categoria e sono caratterizzati da diverse concentrazioni degli elementi costitutivi. Va sottolineato come i prodotti nutraceutici non presentino alcun tipo di effetto collaterale.
 
Trattamenti chirurgici
I trattamenti chirurgici per la displasia dell’anca possono essere suddivisi in: 1.
1. procedure preventive: sinfisiodesi pubica, triplice osteotomia pelvica; sono riservate a pazienti giovani, in cui viene diagnosticata precocemente una displasia dell’anca. Se la selezione del paziente è corretta, queste tecniche sono in grado di rimodellare la morfologia dell’anca migliorandone la congruenza articolare e di conseguenza garantiscono assenza o scarsa progressione della malattia articolare degenerativa; 2.
2. procedure palliative: artroplastica del bordo acetabolare dorsale e denervazione della capsula articolare;: vengono eseguite su pazienti che non risultano più idonei all’esecuzione di procedure preventive. Lo scopo di tali trattamenti è quello di ridurre il dolore e quindi controllare i segni clinici, anche se non garantiscono un controllo efficace sulla progressione della malattia articolare degenerativa; 3.
3. procedure di salvataggio: protesi totale d’anca e ostectomia della testa e del collo del femore; vengono proposte quando il paziente, sia giovane che anziano, presenta gravi alterazioni morfologiche associate a difficoltà locomotorie. Recentemente, anche in medicina veterinaria, viene impiegata con successo la chirurgia protesica che garantisce ottimi risultati funzionali.
 
Prevenzione
Per ridurre l'incidenza della malattia ormai da anni viene richiesta una radiografia ufficiale per certificare l'esenzione della displasia nei soggetti destinati alla riproduzione. La certificazione deve essere eseguita su soggetti con scheletro maturo e normalmente viene rilasciata solo dopo l'anno di età.
Non bisogna però confondere la radiografia ufficiale per la displasia con le radiografie a carattere sanitario che possono essere utili per la diagnosi precoce della malattia; queste possono essere effettuate a partire dal quarto mese di età e sono sicuramente consigliate in soggetti sintomatici o in razze a rischio. Sempre ai fini della prevenzione e per un piano di eradicazione è bene escludere dalla riproduzione o sottoporre a intervento chirurgico di sterilizzazione i pazienti affetti dalla malattia.

Articolo pubblicato il 30-07-2005
Bruno Peirone, Med Vet, PhD
Fulvio Cappellari, Med Vet
Dipartimento di Patologia Animale, Torino
http://www.veter.unito.it/

 
 
 
 
 
Il Dr Brandi Alberto è lettore ufficiale Ce.Le.Ma.Sche(centrale di lettura delle malattie scheletriche eo ereditarie del cane) N°722
 
 
 
 
 
DISCIPLINARE PER IL CONTROLLO UFFICIALE DELLA DISPLASIA DELL’ANCA E DELLA DISPLASIA DEL GOMITO NEI CANI ISCRITTI AL LIBRO GENEALOGICO
 
Art. 1
L’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana (ENCI), ai fini dell’attività selettiva di cui all’articolo 10, lettera c) delle norme tecniche del disciplinare del libro genealogico del cane di razza, per il controllo delle malattie ereditarie:
 
a) displasia dell’anca;
b) displasia del gomito
 
Si utilizzano i dati raccolti secondo le modalità previste dal presente disciplinare, in conformità alle regole approvate dalla F.C.I. (Federazione Cinologica Internazionale) in data 14.6.1991.
 
Art. 2
L’Ufficio Centrale del libro genealogico deve:
 
a) raccogliere ed elaborare i dati provenienti dal controllo delle malattie ereditarie del cane,
 
b) stabilire il protocollo per la diagnosi e le certificazioni ufficiali della displasia dell’anca e della displasia del gomito dei cani di razza, in accordo con i protocolli internazionali
 
c) registrare sul registro del libro genealogico la valutazione ufficiale per la displasia
d) registrare l’avvenuto controllo della displasia dell’anca e della displasia del gomito sul certificato genealogico.
 
Art. 3
L’ENCI, su parere conforme della CTC riconosce, ai fini di cui all’articolo 1 e in base a
 
Art. 4
Sono Centrali di lettura ufficiale, le Centrali di lettura riconosciute dall’ENCI, sulla base del
 
Art. 5
Con apposito accordo, l’ENCI può delegare le Centrali di lettura ed i lettori ufficiali
 
a) utilizzino un apposito timbro fornito od approvato dall’ENCI;
 
b) eseguano la registrazione in un apposito spazio del certificato stabilito dall’ENCI;
 
c) provvedano a comunicare all’ENCI, nel termine massimo di trenta giorni, il
giudizio della lettura ufficiale, fornendo tutti i dati relativi di cui all’articolo 13.
 
 
Art. 6
1. Il controllo delle malattie della displasia dell’anca e della displasia del gomito e relative
 
2. Le modifiche all’allegato n. 2, conseguenti alle norme approvate dalla FCI, sono direttamente applicabili previa comunicazione al Ministero delle politiche agricole e forestali.
 
Art. 7
I medici veterinari, che intendono eseguire i controlli ufficiali per queste malattie sui cani di
 
a) di accettare e di seguire il presente disciplinare;
 
b) di poter disporre di un’apparecchiatura per la diagnostica radiografica a norma di legge;
 
c) di inviare alla Centrale di lettura di riferimento due radiografie di prova per
ciascuna malattia, per dimostrare il corretto posizionamento del cane per l’esame radiografico, a meno che siano già stati accettati come referenti della Centrale prima dell’emanazione del presente disciplinare.
 
 
Art. 8
I medici veterinari che hanno stipulato un accordo con una delle Centrali di lettura
 
Art. 9
I medici veterinari che hanno stipulato un accordo con una delle Centrali di lettura
a) nome del cane come da certificato genealogico;
b) numero di registrazione ROI o RSR;
c) sesso e data di nascita del cane;
d) codice d'identificazione del cane (tatuaggio / microchip);
e) nome, cognome ed indirizzo del proprietario registrato sul certificato genealogico;
f) data di esecuzione dell’esame radiografico;
g) nome, cognome ed indirizzo del medico veterinario che ha eseguito l’esame
radiografico e suo numero di registrazione presso la Centrale di lettura.
 
Art. 10
Sul modulo di accompagnamento dell’esame radiografico devono comparire anche le
seguenti dichiarazioni:
 
a) dichiarazione del proprietario del cane sottoposto all’esame radiografico che
attesta l’autenticità della sua identità;
b) dichiarazione del proprietario che autorizza la Centrale di lettura a trattenere il
 
Art. 11
1. La Centrale di lettura valuta e certifica gli esami radiografici ricevuti dai medici
 
Art. 12
La Centrale di lettura provvede ad inviare all’ENCI ed alle Associazioni specializzate di razza
 
a) nome del cane;
b) razza;
c) sesso e data di nascita;
d) numero del certificato libro genealogico;
e) codice d'identificazione del cane (tatuaggio / microchip);
f) nome, cognome ed indirizzo del proprietario;
g) data e tipo di esame eseguito;
h) nome del medico veterinario che ha eseguito l'esame radiografico ed il suo numero di
 
Art. 13
La Centrale di lettura provvede ad archiviare gli esami radiografici pervenuti e certificati, per
 
Art. 14
In caso di contestazione del giudizio espresso da una Centrale di lettura, la richiesta di appello viene indirizzata all’ENCI e deve essere accompagnata da una certificazione veterinaria che fornisca una valutazione diversa da quella certificata dalla Centrale. Per l’appello, l’ENCI farà riferimento alle apposite Commissioni di esperti internazionali per la displasia dell’anca e per la displasia del gomito approvate dal Consiglio Generale della FCI, secondo le modalità
internazionali da esso stabilite.
 
Art. 15
L’ENCI si riserva la facoltà di procedere a delle verifiche su cani già giudicati, sia per
 
Art. 16
1. Le Centrali di lettura riconosciute dall'ENCI hanno pari dignità, scopi e funzioni.
2. L'allevatore ed il proprietario del cane sono liberi di rivolgersi a qualunque medico
 
Art. 17
Le Tariffe massime applicate dalle Centrali di lettura ufficiali devono essere concordate
 
Art. 18
1. Se allevatore o proprietario di cani, il lettore ufficiale non può effettuare diagnosi ufficiale
 
Art. 19
Nel caso di accertata inadempienza al presente Disciplinare, l’ENCI richiama la Centrale di
 
Art. 20
1. L’ENCI riconosce, per cani di proprietà di cittadini italiani, anche le certificazioni ufficiali
 
Art. 21
Le modifiche al presente disciplinare, di iniziativa del Ministero delle politiche agricole e
 
 
 
 
ALLEGATO N° 1 
 
Requisiti delle Centrali di lettura Ufficiale
 
1. Centri di lettura accreditati
 
1.1 Le Centrali di lettura per la displasia dell’anca che utilizzano lettori accreditati per la
 
a) sottoscrivano un accordo in cui dichiarano di accettare e di seguire il presente disciplinare;
b) ogni Centrale di lettura disponga di almeno un lettore ufficiale accreditato per la displasia dell’anca;
c) i lettori ufficiali delle varie Centrali di lettura si riuniscano almeno una volta
all’anno, in presenza del Presidente della CTC o di un suo delegato, per
confrontarsi tra di loro sui criteri di valutazione radiografica della displasia
dell’anca, portando ciascuno un numero di casi valutati nell’anno precedente,
scelti in modo casuale dal Presidente della CTC o da un suo delegato, al fine di
effettuare una verifica incrociata e di armonizzare i giudizi forniti da ciascun
lettore;
d) i lettori ufficiali non ricadano nelle condizioni di incompatibilità elencate
nell'articolo 19 del disciplinare.
 
1.2 Le Centrali di Lettura per la displasia dell’anca riconosciute dall’ENCI ai sensi del presente articolo possono estendere la loro competenza anche alla lettura per la displasia del gomito purché:
 
a) disponga di almeno un lettore ufficiale accreditato da un esperto tra quelli
indicati dalla FCI come referenti internazionali di appello per la displasia del
gomito;
b) i lettori ufficiali accreditati per la displasia del gomito delle varie Centrali di
lettura si riuniscano almeno una volta all’anno, in presenza del Presidente della
CTC o di un suo delegato, per confrontarsi tra di loro sui criteri di valutazione
radiografica della displasia del gomito, portando ciascuno un numero di casi
valutati nell’anno precedente, scelti in modo casuale dal Presidente della CTC o
da un suo delegato, al fine di effettuare una verifica incrociata e di armonizzare i
giudizi forniti da ciascun lettore;
c) i lettori ufficiali non ricadano nelle condizioni di incompatibilità elencate
nell'articolo 19 del disciplinare.
 
2. Accreditamento nuove Centrali di lettura
Una nuova Centrale di lettura, per poter ottenere l’accreditamento dell’ENCI come Centrale
 
a) disporre di almeno un lettore ufficiale che abbia ottenuto l’accreditamento per la displasia dell’anca e per la displasia del gomito da parte di almeno due esperti ciascuno facenti parte degli elenchi degli esperti internazionali per la displasia dell’anca e per la displasia del gomito approvati dalla FCI, oppure da parte di una Commissione apposita nominata dalla CTC, sulla base di una valutazione correttamente eseguita di almeno cinquanta casi, di diverse razze, di displasia dell’anca e di cinquanta casi di displasia del gomito, scelti a cura della Commissione stessa;
b) ottemperare ai requisiti richiesti dal punto 1;
c) con la stessa procedura di cui alla lettera a) vengono accreditati anche i nuovi lettori ufficiali proposti dalle Centrali di lettura ufficiali già riconosciute dall’ENCI.
 
 
ALLEGATO N° 2
 
 
Modalità di esecuzione degli esami radiografici
per la displasia dell'anca e del gomito nel cane
 
 
1. Il controllo ufficiale della displasia dell’anca e della displasia del gomito viene eseguito mediante un esame radiografico effettuato da un medico veterinario sul cane posto in anestesia od in sedazione profonda, per ottenere un adeguato rilassamento muscolare e nella proiezione radiografica richiesta per ciascuna malattia controllata.
 
2. La qualità tecnica delle radiografie ed il posizionamento devono essere tali da consentire inadeguati, la Centrale di lettura richiede al medico veterinario referente di ripetere l’esame radiografico, senza ulteriore spesa per il proprietario del cane.
 
3. La proiezione radiografica richiesta per il controllo della displasia dell’anca è quella definita dalla FCI come standard 1: proiezione ventro-dorsale delle anche con arti estesi e paralleli tra di loro, paralleli al piano sagittale del cane ed il più possibile paralleli al piano del tavolo radiografico, con rotazione interna dei femori tale da posizionare le rotule all’interno dei condili femorali e bacino simmetrico, con una densità radiografica tale da permettere la visualizzazione del bordo dorsale dell’acetabolo, utilizzando una pellicola radiografica di
dimensioni tali da contenere entrambe le articolazioni delle anche ed entrambe le rotule.
 
4. La proiezione radiografica richiesta per il controllo della displasia del gomito è quella l’International Elbow Working Group (IEWG): proiezione medio-laterale con il gomito flesso a 45°. E’ raccomandata, ma facoltativa anche un’ulteriore proiezione in posizione cranio-caudale con gomito esteso e con 15° di pronazione del piede.
 
5. Sulla radiografia deve comparire il numero di registrazione ROI o RSR, la data di esecuzione della radiografia e le lettere D o S (R o L) ad indicare il lato destro o sinistro dell’anca od il gomito destro o sinistro; questi dati devono essere impressi sull’emulsione della pellicola al momento dello sviluppo, mediante un fototimbro o mediante nastri o lettere radio-opachi applicati sulla cassetta radiografica prima dell’esposizione.
 
6. L’età minima per il controllo ufficiale della displasia dell’anca e della displasia del gomito varia da un anno ad un anno e mezzo in funzione della razza, come specificato nell'allegato n° 3.
 
7. Il medico veterinario, prima di eseguire l’esame radiografico ufficiale deve verificare sul certificato genealogico la corrispondenza del proprietario del cane con il proprietario ivi registrato, la corrispondenza del tatuaggio o del codice di microchip con l’identificazione ivi registrata, il conseguimento dell’età del cane richiesta nell’articolo 12 del disciplinare, e che non figuri un timbro che indichi che il cane sia già stato sottoposto a quell’esame.
 
8. I cani sottoposti al controllo ufficiale della displasia dell’anca e della displasia del gomito devono essere identificati secondo le modalità previste dalle norme tecniche del libro genealogico.
 
9. La certificazione ufficiale del grado di displasia deve essere eseguita unicamente presso una Centrale di lettura da un lettore ufficiale riconosciuto dall’ENCI.
 
 
ALLEGATO N. 3
 
 
Età minima per l'esame radiografico ufficiale nelle varie razze
 
1. L'età minima per l'esame radiografico per la displasia dell'anca è di 12 mesi per tutte le
 
a) 15 mesi per le razze Bovaro del Bernese, Grande Bovaro Svizzero, Briard e Rottweiler;
b) 18 mesi per le razze Bullmastiff, Cane da montagna dei Pirenei, Cane di San Bernardo,
 
2. L'età minima per l'esame radiografico per la displasia gomito è di 12 mesi per tutte le razze.
 
 
ALLEGATO N. 4
 
 
Classificazione FCI della displasia dell’anca
 
 
Grado A: nessun segno di displasia dell'anca (HD 0 / HD -).
La testa del femore e l'acetabolo sono congruenti. Il bordo craniolaterale appare netto e leggermente arrotondato. Lo spazio artic olare risulta netto ed uniforme. L'angolo acetabolare secondo Norberg è di circa 105° o superiore. Quando inoltre il bordo craniolaterale circonda leggermente la testa del femore in direzione laterocaudale, la conformazione articolare viene definita "eccellente" (A1).
 
Grado B: articolazione dell'anca quasi normale (HD 1 / HD +/-).
La testa del femore e l'acetabolo appaiono leggermente incongruenti e l'angolo
acetabolare secondo Norberg è di circa 105° oppure il centro della testa del femore si trova medialmente al bordo acetabolare dorsale con congruità della testa del femore e dell'acetabolo.
 
Grado C: leggera displasia dell'anca (HD 2 / HD +).
La testa del femore e l'acetabolo appaiono incongruenti, l'angolo acetabolare
secondo Norberg è di circa 100° e/o il bordo craniolaterale risulta appiattito.
Possono essere presenti irregolarità o segni minori di modificazioni osteoartrosiche a carico del margine acetabolare craniale, caudale o dorsale o della testa e del collo del femore.
 
Grado D: media displasia dell'anca (HD 3 / HD ++).
Incongruità evidente tra la testa del femore e l'acetabolo con sublussazione.
L'angolo acetabolare secondo Norberg è superiore a 90°. Saranno presenti un
appiattimento del bordo craniolaterale e/o segni di osteoartrosi.
 
Grado E: grave displasia dell'anca (HD 4 / HD +++).
Sono presenti modificazioni marcate di tipo displastico delle anche, come
lussazione o sublussazione distinta, un angolo acetabolare secondo Norberg
inferiore a 90°, un evidente appiattimento del margine acetabolare craniale e
deformazione della testa del femore (a forma di fungo o appiattita) o la presenza di altri segni di osteoartrosi.
 
 
ALLEGATO N. 5
 
 
Classificazione FCI – IEWG della displasia del gomito
 
 
Grado 0: gomito normale.
Non si riscontrano alterazioni;
 
Grado I°: artrosi leggera
è presente una formazione di osteofiti di ampiezza inferiore a 2mm; e/o
appare un aumento di sclerosi dell'osso subcondrale nella regione della
parte distale dell'incavo trocleare dell'ulna; e/o appare uno scalino
evidente tra la testa del radio e la parte caudale dell'incavo trocleare
nella proiezione sagittale;
 
Grado II°: artrosi moderata
è presente una formazione di osteofiti di ampiezza tra 2 e 5 mm;
 
Grado III°: artrosi grave
è presente una formazione di osteofiti di ampiezza superiore a
5 mm; l'evidenza di un processo coronoideo mediale frammentato, di
una OCD del condilo mediale o di una mancata unione del processo
anconeo comportano il grado III° indipendentemente dal grado di
artrosi presente; anche i cani sottoposti ad interventi chirurgici per
patologie del gomito da sviluppo devono essere classificati come
Grado III°, se l’intervento eseguito è dimostrabile.
 
 
ALLEGATO N. 6
 
 
CERTIFICATO INTERNAZIONALE FCI PER LA DISPLASIA DELL'ANCA E DEL GOMITO  (vedere fac-simile originale F.C.I.)

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