Ambulatorio Veterinario Dr. Alberto Brandi
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LA  ZANZARA  TIGRE

 

 

 

                       

La zanzara tigre ( Aedes albopictus; ordine Ditteri, famiglia Culicidae) origina dalle foreste tropicali del sud-est asiatico. Il suo nome è dovuto alle bande chiare che ne attraversano il corpo mentre le zampe sono di colore scuro.

Dal 1986 la specie si è diffusa attraverso il commercio di copertoni usati (dove la femmina può deporre le uova in minime quantità d’ acqua piovana) negli Stati Uniti ed in seguito in Sud-America ed in Europa.

Il ciclo riproduttivo della zanzara tigre è simile a quello di tutte le zanzare: la femmina depone le uova nell’ acqua, le larve si sviluppano in 1-3 settimane, gli adulti si accoppiano dopo 48-72 h. Come accade per le altre zanzare, la femmina punge per succhiare il sangue necessario allo sviluppo delle uova ma la zanzara tigre presenta delle caratteristiche biologiche ben differenti dalla Culex pipiens nostrana.

In particolare, l’Aedes albopticus è capace di superare stagioni invernali anche molto rigide. Le uova sono dotate di una struttura particolare che permette loro di resistere al disseccamento e quindi di ritardare la schiusa anche di parecchi mesi. Grazie a questa capacità, le uova deposte all’inizio dell’autunno (periodo meno favorevole allo sviluppo) sono in grado di ibernare, attraverso una diapausa embrionale, sopravvivendo così anche a temperature sotto lo zero.

La zanzara tigre utilizza piccole raccolte di acqua dolce per depositare le uova quali quelle contenute in copertoni, sottovasi, secchi, pieghe in teli di nylon, ecc. E’ molto aggressiva, punge di giorno, specialmente dalle 9 alle 11 e dalle 15 alle 19. Attacca in sciami, prevalentemente all’ aperto (ma anche al chiuso). E’ attiva da aprile-maggio a novembre. Possiede un rostro più largo e lungo della zanzara comune (Culex pipiens) che le permette di pungere anche attraverso i vestiti.

La prima segnalazione di Aedes albopticus in Italia è avvenuta a Genova nel 1990; successivamente sono stati scoperti numerosi focolai larvali della specie in provincia di Padova.

La Clinica Dermatologica di Genova è venuta in contatto con il "nuovo" ectoparassita nel 1993, quando si cominciarono ad osservare numerosi pazienti che riferivano di essere stati attaccati, di giorno e all’aperto, da sciami di zanzare. Le punture oltre ad essere molto dolorose causavano lesioni spesso emorragiche, a volte bollose. L’ istologia evidenziava, come in tutte le punture d’insetto, la presenza di eosinofili. Alcuni pazienti, inoltre, avevano addirittura descritto le caratteristiche striature chiare su fondo scuro che, insieme alle minori dimensioni, distinguono la zanzara tigre dalla Culex autoctona. Sia l’Aedes che la Culex in fase di appoggio mantengono il corpo parallelo alla superficie e si differenziano dall’Anopheles che invece forma con essa un angolo acuto.

L’ enorme adattabilità e resistenza della zanzara tigre oltre alla tropicalizzazione del clima (più caldo e umido) hanno reso possibile una sua ampia colonizzazione del territorio nazionale dal 1991 ad oggi. Oltre il 90% delle aree infestate in Italia è concentrato nel nord-ovest e tra l’altro i focolai principali si ritrovano sempre in vicinanza di depositi di copertoni. Il centro-sud, con l’ eccezione dell’ area urbana di Roma, è meno colpito per le condizioni ambientali meno favorevoli con scarse precipitazioni e bassi tenori di umidità relativa..

L’Aedes albopticus assume un’importanza sanitaria principalmente per due aspetti.

Innanzi tutto è da considerare l’aspetto ectoparassitario. Infatti, la zanzara tigre è aggressiva, attacca di giorno in sciami, causa con la sua puntura pomfi pruriginosi e dolorosi talvolta emorragici e bollosi. Le persone colpite sono talora costrette ad abbandonare le attività all’ aperto e rifugiarsi al chiuso.

Sicuramente più importante dal punto di vista sanitario è la capacità di Aedes albopictus di fungere da vettore per altri patogeni potenzialmente molto pericolosi.

La zanzara tigre è vettore, nel sud-est asiatico, di Arbovirus (ARthropod BOrne VIRUS) i quali danno luogo a manifestazioni che vanno da lievi sindromi influenzali a forme di encefalite a febbri emorragiche (dengue). Negli USA sono stati isolati esemplari infettati con virus Potosi e dell’encefalite equina. In Italia non ci sono evidenze di trasmissione di malattie, ma non per questo si deve ignorare il potenziale rischio di vettore di patogeni che la zanzara tigre rappresenta ad esempio per la trasmissione della dirofilaria. Inoltre i flussi migratori, ormai sempre più imponenti, rendono concreto il rischio di trasmissione di patogeni nuovi o comunque insoliti per un certo territorio da parte della zanzara tigre.

Non bisogna dimenticare che già in Grecia, nel 1927-8, si è verificata un’ epidemia di dengue emorragica con un milione di casi e mille decessi. Il vettore in quel caso era rappresentato da Aedes aegypti. Nel 2002 inoltre, negli Stati Uniti, è esplosa un’ epidemia di West Nile fever con alcuni casi mortali e, sebbene il virus fosse trasmesso dalla Culex, anche la zanzara tigre potrebbe aver avuto un ruolo.

Infine, non si deve dimenticare che l’Aedes albopticus ha rimpiazzato in alcune zone degli USA l’Aedes aegypti (vettore febbre gialla) e lo stesso potrebbe accadere da noi con la Culex.

Cosa si può fare per prevenire la diffusione della zanzara tigre?

Intanto lo Stato dovrebbe regolamentare l’ introduzione in Italia di copertoni usati e disinfestare quelli stoccati ed esportati. In Italia si importano ogni anno 13-16000 tonnellate di copertoni usati di cui il 3-6% viene da aree di endemia (stati del sud degli USA) mentre nel 1993-5 l’ Italia ha esportato 13000 t di copertoni rigenerati in 77 paesi dei 5 continenti.

In secondo luogo è utile eliminare le condizioni che favoriscono il riprodursi della zanzara tigre. Occorre, quindi, evitare le raccolte di acqua stagnante; svuotare sottovasi, innaffiatoi, secchi ecc; coprire con zanzariere i contenitori inamovibili utilizzati nell’ orto; spruzzare settimanalmente i tombini nei cortili e giardini con spray "antilarvali"; mettere pesci che si cibano di larve nelle vasche o fontane; non stoccare pneumatici all’ aperto; sostituire i sottovasi in cotto con quelli in rame (dove la zanzara tigre non cresce); utilizzare aria condizionata e zanzariere.

Infine diffondere queste norme a vicini e conoscenti.

 

 


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