Ambulatorio Veterinario Dr. Alberto Brandi
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Gli avvelenamenti da imenotteri e lepidotteri

 

 

 

 

Con l’avvicinarsi della bella stagione torna, per i nostri fedeli amici, il “rischio insetti”. Sia che

si tratti di punture (api, vespe, ecc.), sia che si tratti di semplice contatto (processionarie) gli avvelenamenti che ne conseguono possono avere conseguenze variabili e, in alcuni casi, drammatiche.

 

La maggior parte degli avvelenamenti da insetti registrati alle nostre latitudini, sono riconducibili a punture di imenotteri (api, vespe, calabroni, bombi) e al contatto, soprattutto orale, con bruchi (stadio larvale dei lepidotteri) provvisti di peli urticanti. Per quanto riguarda gli imenotteri, è bene ricordare che, mentre in passato il rischio era decisamente più elevato nelle zone rurali, ai nostri giorni, api, vespe, calabroni e bombi sono ampiamente presenti anche nelle aree urbane; i loro nidi possono essere individuati nei posti più disparati, anche in prossimità di luoghi particolarmente frequentati. Quindi, così come per l’uomo, anche per il cane il pericolo è decisamente aumentato. Ma se api e consimili, proprio perché particolarmente temute dall’uomo, possono sembrare gli insetti più pericolosi per i nostri fedeli amici, non dobbiamo dimenticare che i cani, nel periodo primaverile ed estivo, possono incontrare anche altri animaletti particolarmente pericolosi. Tra questi, ricordiamo i bruchi di alcune farfalle notturne (processionaria del pino, processionaria della quercia) responsabili dei cosiddetti fenomeni di erucismo, ossia di lesioni dovute all’effetto urticante dei peli che rivestono il loro corpo.

Api, vespe e calabroni
Le principali specie di imenotteri presenti nelle nostre aree urbane e rurali sono l’ape domestica (Apis mellifera), diverse specie di vespe (Vespa spp.), il calabrone (Vespa crabro) e il bombo (Bombus spp.). Questi insetti non sono difficili da riconoscere: l’ape ha un corpo tozzo, marrone giallastro, rivestito da una peluria più o meno fitta, mentre la vespa appare più longilinea, con una caratteristica colorazione brillante nera e gialla. Il calabrone, di dimensioni decisamente maggiori rispetto alla vespa, è di colore bruno, a macchie o strisce gialle, e può essere facilmente distinto dal bombo, caratterizzato da una livrea gialla e nera a bande (anche se esistono specie tutte nere o con bande arancioni) e dalla presenza di una soffice peluria che ricopre l’addome. Tra tutti questi insetti, solo l’ape, dopo la puntura, lascia nei tessuti dell’animale il pungiglione e il serbatoio contenente il veleno. Infatti, il pungiglione (o aculeo), di cui sono provviste solo le operaie e la regina, si presenta come un lungo e sottile stilo provvisto di una decina di denti per lato, rivolti all’indietro e che trattengono il pungiglione nei tessuti della vittima. Quindi, dopo la puntura, l’ape non ha nessuna possibilità di estrarre il pungiglione e, di conseguenza, può colpire una sola volta.

Avvelenamento da imenotteri
Le punture di questi insetti possono essere singole o multiple e, in entrambi i casi, possono essere all’origine di reazioni anafilattiche anche mortali. In assenza di reazione allergica e in caso di singolo attacco o di un numero limitato di punture, il cane avverte un dolore particolarmente intenso, mentre l’area cutanea colpita va incontro a edema, eritema e prurito localizzato. La singola puntura diventa particolarmente pericolosa quando l’insetto, in seguito a ingestione, infigge il proprio pungiglione nella parte posteriore della cavità orale; infatti, in questo caso, la reazione infiammatoria e l’edema possono determinare un’ostruzione delle vie respiratorie superiori, con conseguenze anche mortali in caso di mancato intervento. Quando il cane è stato vittima di numerose punture, oltre ai segni locali, è possibile osservare anche segni di malessere generalizzato (dolore, sintomi gastroenterici e respiratori, convulsioni) fondamentalmente riconducibili all’elevata quantità di veleno inoculato. Infatti, il veleno degli imenotteri è formato da una complessa miscela di sostanze ad azione tossica e allergizzante, che comprende amine vasoattive, peptidi e diversi enzimi.
Come precedentemente accennato, la reazione allergica può insorgere sia in seguito a punture multiple, sia in seguito a un singolo attacco. In questo caso, i sintomi sistemici insorgono a breve distanza dall’aggressione e possono interessare la cute (papule, edema, prurito) e gli apparati respiratorio, digerente e cardiocircolatorio (difficoltà respiratorie, edema delle vie respiratorie superiori, vomito, diarrea, ipotensione, bradicardia). È evidente che in tali circostanze, l’intervento del veterinario deve essere rapido e mirato, in quanto lo stato di shock può portare rapidamente a morte l’animale.

Le processionarie
Il corpo dei bruchi di alcune farfalle notturne sono interamente rivestiti da peli urticanti che, in seguito a semplice contatto, sono in grado di dare origine a lesioni, anche particolarmente gravi, indicate con il termine di erucismo. Alle nostre latitudini, i bruchi più spesso causa di avvelenamento nel cane sono rappresentati da quelli della processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) e della quercia (Thaumetopoea processionea). Questi lepidotteri sono stati definiti “processionarie” per il caratteristico modo di procedere delle larve (i bruchi) quando, nel periodo primaverile ed estivo, escono dal loro nido in cerca di cibo. I nidi hanno l’aspetto di bozzoli setosi, di colore biancastro, facilmente individuabili appesi all’estremità dei rami delle conifere o in corrispondenza della biforcazione dei rami delle querce. I bruchi delle due specie di processionaria si distinguono per la loro organizzazione di marcia al momento dell’uscita dal nido: per la processionaria della quercia la marcia viene guidata da un unico bruco capofila, seguito da file di larve affiancate, mentre i bruchi della processionaria del pino si dispongono in perfetta fila indiana.

Avvelenamento da lepidotteri
L’avvelenamento causato dai bruchi delle processionarie, generalmente, avviene per contatto: il cane, sempre spinto dalla sua incorreggibile curiosità, prende in bocca le larve procurandosi lesioni a volte irreparabili a livello di cavità orale, lingua, laringe, faringe, esofago e tratto gastroenterico. Inoltre, dato che i peli urticanti possono permanere all’interno del nido, è possibile che entrino in contatto con la cute, le mucose oculari e respiratorie trasportati dal vento. I sintomi osservabili variano notevolmente da caso a caso e la loro gravità dipende fondamentalmente dal tempo trascorso tra il contatto con i bruchi e le idonee cure veterinarie. Inizialmente, il cane può manifestare intensa salivazione, prurito e vomito; successivamente, insorge ipertermia e un intenso edema a carico della lingua e delle mucose orali che, associato all’interessamento del tratto laringeo, determina l’insorgenza di gravi difficoltà respiratorie. Nella maggior parte dei casi, i tessuti entrati in contatto con i peli urticanti vanno incontro a necrosi e possono cadere spontaneamente o richiedere l’asportazione chirurgica. Anche in questo caso, l’intervento del veterinario è fondamentale, non solo per alleviare il dolore intenso, ma anche per evitare la morte per soffocamento o shock. Tuttavia, per alcuni soggetti, i danni sono talmente estesi da rendere inevitabile la soppressione dell’animale.
Infine, è bene ricordare che i bruchi delle processionarie sono pericolosi anche per l’uomo. In seguito a contatto diretto con il bruco, con peli urticanti trasportati dal vento o con quelli presenti sul mantello o sulle mucose del cane avvelenato possono insorgere intensi processi infiammatori e gravi reazioni allergiche. Le lesioni cutanee (papule, eritema, intenso prurito) sono transitorie e regrediscono rapidamente (circa 24 ore), ma l’interessamento delle mucose delle vie aeree può essere all’origine di difficoltà respiratorie e di attacchi d’asma. Inoltre, anche nell’uomo, sono stati riportati casi di shock anafilattico. Quindi, in caso di sospetto avvelenamento da processionarie del cane è fondamentale interpellare subito il veterinario e attenersi alle sue indicazioni.

5 regole da ricordare
1. Attualmente, le punture da imenotteri (soprattutto api e vespe) non rappresentano più un problema delle sole aree rurali: i nidi vengono frequentemente rinvenuti anche in ambiente urbano, nei luoghi più disparati e non necessariamente poco frequentati: il rischio è aumentato!
2. Le punture da imenotteri, singole o multiple, possono scatenare gravi reazioni anafilattiche. Ma anche quando non si ha reazione allergica, le conseguenze possono essere particolarmente gravi: edema e occlusione delle vie respiratorie superiori per una singola puntura in cavità orale o sintomi generalizzati per punture multiple (sintomi gastroenterici e respiratori, convulsioni).
3. Le forme larvali (bruchi) di alcuni lepidotteri (farfalle), dette processionarie per il caratteristico modo di procedere delle larve, possono essere particolarmente pericolose per il cane: alle nostre latitudini gli avvelenamenti sono sostenuti dalla processionaria del pino e della quercia.
4. I bruchi delle processionarie possono essere all’origine di gravi avvelenamenti: i loro peli urticanti sono i grado di causare lesioni irreparabili a livello di cavità orale, lingua, laringe, faringe, esofago e tratto gastroenterico.
5. Gli avvelenamenti da imenotteri e lepidotteri possono causare gravi lesioni e, in alcuni casi, condurre a morte il cane. Quindi, in caso di sospetto è fondamentale ricorrere alle cure del veterinario curante il più rapidamente possibile

 


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